FILLY CUSENZA

FILLY CUSENZA

Designer - Founder

Sono laureata in Architettura e diplomata all'Accademia di Belle Arti di Palermo. Da 30 anni mi occupo di fiber art e ho presentato i miei lavori in prestigiose sedi tra cui: Biennale di Londra; Museum of new art Mona, USA. Nel 2003 è presente alla XIV Quadriennale di Roma, Anteprima Napoli e la “Kyoto Biennale”, Giappone; Rochester (USA) Algeri Museè National des Arts; Northampton Museum and Art Gallery, England; Experimentelles schun design, Museo Grassi, Leipzig, Germania. Museo Guttuso, Villa Cattolica a Bagheria (PA); Teatro Massimo, Palermo; GAM, Milano. Ho curato i laboratori per il Teatro Massimo di Palermo e la GAM di Milano. Oggi faccio moda, quindi non ho mai smesso di fare arte.  

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L’itinerario artistico di Filly Cusenza prende le mosse dalla passione per l’arte e la musica, che le sono state trasmesse dai genitori e zii durante l’infanzia, come pure la grande passione per l’ago e il filo. Dopo avere intrapreso gli studi alla facoltà di Architettura con specializzazione in studi sul barocco siciliano, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Tratti distintivi delle sue creazioni sono la sperimentazione fra diversi materiali, l’evocazione dei ricordi di infanzia e lo scenario della fiaba e della narrazione.

Ripercorriamo il ventennio artistico di Filly, tra il 1990 e il 2010, caratterizzato da una fervente produzione artistica.

Il gioco con i materiali e la ricerca della maternità

Nella serie Le trame nel tempo, che tratta del trascorrere dell’esistenza, vengono utilizzati materiali che conferiscono alle produzioni un aspetto sabbioso e rimandano alla scrittura geroglifica o alle partiture musicali. La serie Fenditure, in argilla e smalto bianco risente di un vissuto familiare e delle suggestioni dall’Accademia. Pieni e vuoti dell’argilla simboleggiano una seconda gravidanza che tarda ad arrivare. L’argilla si alleggerisce nelle Parole, grovigli di filo metallico che ricordano embrioni e uteri vuoti, metafore di una gabbia che imprigiona il desiderio dì maternità. Ricordiamo il groviglio in scala monumentale del 1997 con cui Lo spettatore viene travolto dall’arte ed è costretto ad interagire con essa. Nella serie Anatopie, che segna il passaggio alla maturità artistica, vengono sviluppati concetti che si celano nelle opere precedenti. Si tratta di grandi masse in tessuto, come dei frammenti corporei (testa, braccia) che giacciono silenti in attesa di qualcosa che li completi.

Il tema del corpo della donna è centrale nella riflessione artistica di Filly e le sue opere assumono significati simbolici che si uniscono a un ritorno artigianale dell’operare.

Infanzia e memoria

Quando nasce la prima figlia, Filly si dedica alla produzione di libri fiaba, con figure cucite in stoffa, ideati per essere manipolati. I protagonisti di queste fiabe, eroi ed eroine, dialogano non solo con i bambini ma anche e sopratutto col mondo degli adulti con lo scopo di recuperare la dimensione dell’infanzia attraverso la memoria. Manifestazione, questa, di un’arte positiva e giocosa in cui spensieratezza, vita e sogno si intrecciano.

Installazioni

Il reggiseno monumentale

Tra le installazioni principali ricordiamo, È tutta colpa della zucchero, un reggiseno in stoffa in scala monumentale di ben 6,58 x 2,60 m. che è stato esposto di fronte al quadro di Renato Guttuso Donne Stanze Paesaggi Oggetti presso la sala nobile di Villa Cattolica a Bagheria nel 2009. Simboleggia il corpo della donna e i gesti ripetitivi e automatici che essa compie quotidianamente. È come se una delle donne del quadro di Guttuso avesse lanciato un reggiseno al di fuori dello spazio della rappresentazione.

L’ago gigante

Un’altra installazione ideata per il museo Guttuso è un ago lungo tre metri che rappresenta il punto di mezzo, il momento di raccordo fra gli abiti e il lavoro sull’illustrazione e la fiaba. Come per il pittore il pennello e per lo scultore la materia, Filly utilizza l’ago come mezzo di espressione.

90 piccole calze per fermare il tempo

Legata al tema del recupero della memoria è l’installazione caratterizzata da sei fili, nei quali sono stese, in ordine di grandezza decrescente, le calze dei tre figli dell’artista, trattate con il ducotone. Fermando il ricordo e trasformandolo in opera d’arte, l’artista lo ha sottratto all’azione distruttiva del tempo.

Questa installazione è inserita all’interno di un progetto più ampio composto da cinque stanze che l’artista ha ricoperto di arazzi, copriletti e libri, tutti realizzati a mano, in cui ricorre il tema della fiaba. Il fruitore dell'opera si trova a camminare su un manto di erba mentre ascolta i suoni della natura, guidato in un percorso che coinvolge tutti i suoi sensi.

Oggi al Museo Guttuso di Bagheria sono presenti tre opere di Filly:

Foto di faglia e Sposa che scappa (3 x 3 mt)

La mia casa è il Mediterraneo, che parla della tragedia delle morti in mare per l'emergenza emigrazione dalle coste africane.